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Lunedì 12 Luglio 2010 20:56

Crisi economica e Politica

“COME NEVE AL SOLE”, DEL  POPOLO DELLE LIBERTA’.
NELL’EUFORIA PASTICCIANO UNA LINEA POLITICA PRO E CONTRO GLI SPRECHI POLITICI, IL FALLIMENTO DELLE DITTE, DEI CITTADINI SENZA LAVORO, DEI VECCHI E NUOVI POVERI.
Il commento su quanto sta avvenendo, nello scenario politico, intorno alla manovra economica proposta dal Governo per fronteggiare la crisi in atto può essere sviluppato solo sullo scontro di bassa politica tra la minoranza il presidente Fini contro Berlusconi.
Lo stato di crisi è riconosciuto da tutti, indipendentemente dalle responsabilità politiche soggettive che si potranno riscontrare in un secondo momento per le debite valutazioni di merito o di demerito politico.
La crisi economica italiana ha bisogno, in questo momento difficile per l’intera nazione, dell’apporto di tutti, consapevoli di un necessario sacrificio economico in termini proporzionali alla reale ricchezza di ognuno.
La crisi economica ha determinato naturalmente il fallimento di aziende, la perdita di posti di lavoro, disoccupazione, povertà e crisi d’identità. Tutto ciò impone l’attuazione di provvedimenti immediati ed efficaci.
La prima cosa da fare, con il consenso unanime di tutti, senza il timore di perdere i consensi elettorali, è la riduzione del costo della politica.
Gli Enti inutili sono moltissimi. Le province vanno eliminate e il relativo personale trasferito ai Comuni. I consiglieri e gli assessori degli Enti locali vanno ridotti. I privilegi conservati da chi ha ricoperto una carica istituzionale sono da eliminare.
Bisogna abolire i sovvenzionamenti ai partiti politici e alle testate giornalistiche. Anche i compensi da nababbo ai manager vanno assolutamente ridotti.
Va riveduta tutta la politica riguardante la posizione delle discariche pubbliche, che sono diventate vere miniere d’oro per pochi e causa di dissanguamento per i comuni costretti a osservare determinate leggi.
Lo sciopero dei giudici contro la proposta di riduzione degli stipendi è ingiustificabile e avvilente.
Un’osservazione critica va fatta ai Governatori regionali e ai Sindaci dei Comuni. E’ poco serio lamentare il mancato introito governativo e agitare il popolo, già abbondantemente tartassato, per nuove tasse per far fronte ai bisogni dell’Ente.
I Governatori e i Sindaci devono convenire che bisogna ridurre le spese per le varie consulenze. Le liti giudiziarie con i cittadini per risarcimento danni devono essere evitate.
Le manifestazioni varie vanno ridotte. I gemellaggi, i viaggi di rappresentanza sono uno spreco di denaro. I vari premi incentivanti non ci devono essere nei momenti di crisi economica.
Più auspicabile sarebbe lo snellimento dell’iter burocratico delle pratiche di propria competenza. I Comuni agevolino il rilascio delle concessioni edilizie e commerciali perché ciò favorirebbe la ripresa della circolazione della moneta e la produzione della ricchezza.
Li 7/7/2010
Domenico Civitano
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LA SINISTRA ADDEBITA AL GOVERNO BERLUSCONI LE CONSEGUENZE NEGATIVE DELLA CRISI ECONOMICA.
BERSANI, FRANCESCHINI E DI PIETRO PARLANO DI’ SCIOGLIMENTO, “COME NEVE AL SOLE”, DEL  POPOLO DELLE LIBERTA’.NELL’EUFORIA PASTICCIANO UNA LINEA POLITICA PRO E CONTRO GLI SPRECHI POLITICI, IL FALLIMENTO DELLE DITTE, DEI CITTADINI SENZA LAVORO, DEI VECCHI E NUOVI POVERI.



Il commento su quanto sta avvenendo, nello scenario politico, intorno alla manovra economica proposta dal Governo per fronteggiare la crisi in atto può essere sviluppato solo sullo scontro di bassa politica tra la minoranza il presidente Fini contro Berlusconi.Lo stato di crisi è riconosciuto da tutti, indipendentemente dalle responsabilità politiche soggettive che si potranno riscontrare in un secondo momento per le debite valutazioni di merito o di demerito politico. La crisi economica italiana ha bisogno, in questo momento difficile per l’intera nazione, dell’apporto di tutti, consapevoli di un necessario sacrificio economico in termini proporzionali alla reale ricchezza di ognuno.La crisi economica ha determinato naturalmente il fallimento di aziende, la perdita di posti di lavoro, disoccupazione, povertà e crisi d’identità. Tutto ciò impone l’attuazione di provvedimenti immediati ed efficaci.La prima cosa da fare, con il consenso unanime di tutti, senza il timore di perdere i consensi elettorali, è la riduzione del costo della politica. Gli Enti inutili sono moltissimi. Le province vanno eliminate e il relativo personale trasferito ai Comuni. I consiglieri e gli assessori degli Enti locali vanno ridotti. I privilegi conservati da chi ha ricoperto una carica istituzionale sono da eliminare. Bisogna abolire i sovvenzionamenti ai partiti politici e alle testate giornalistiche. Anche i compensi da nababbo ai manager vanno assolutamente ridotti. Va riveduta tutta la politica riguardante la posizione delle discariche pubbliche, che sono diventate vere miniere d’oro per pochi e causa di dissanguamento per i comuni costretti a osservare determinate leggi. Lo sciopero dei giudici contro la proposta di riduzione degli stipendi è ingiustificabile e avvilente. Un’osservazione critica va fatta ai Governatori regionali e ai Sindaci dei Comuni. E’ poco serio lamentare il mancato introito governativo e agitare il popolo, già abbondantemente tartassato, per nuove tasse per far fronte ai bisogni dell’Ente. I Governatori e i Sindaci devono convenire che bisogna ridurre le spese per le varie consulenze. Le liti giudiziarie con i cittadini per risarcimento danni devono essere evitate. Le manifestazioni varie vanno ridotte. I gemellaggi, i viaggi di rappresentanza sono uno spreco di denaro. I vari premi incentivanti non ci devono essere nei momenti di crisi economica. Più auspicabile sarebbe lo snellimento dell’iter burocratico delle pratiche di propria competenza. I Comuni agevolino il rilascio delle concessioni edilizie e commerciali perché ciò favorirebbe la ripresa della circolazione della moneta e la produzione della ricchezza.


Li 7/7/2010                                                              

Domenico Civitano

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